" Il disegno infantile: dimensioni cognitive, emotive ed artistiche. "

I disegni prodotti in età infantile sono stati per secoli considerati una forma mancata di espressione artistica. Le prime ricerche in ambito psicologico evidenziavano soprattutto le differenze tra disegno infantile e adulto nel tentativo di trovare delle regole generali per spiegare l’evoluzione dell’abilità grafica.
Fra i primi studi in tale materia va sicuramente ricordato quello di Luquet (1913, 1927), secondo il quale, il bambino disegna con l’intenzione di rappresentare degli oggetti reali, e si fa guidare sia dalla sua percezione dell’oggetto, sia dalla rappresentazione interna dell’oggetto.
Luquet distingue tre stadi, a cui corrispondono tre tipi di realismo:
Realismo fortuito: il bambino nota delle somiglianze tra i segni apposti sul foglio e il mondo esterno.
  In questo primo stadio il bambino prima fa un disegno, poi cerca di interpretare ciò che ha realizzato.

Realismo intellettuale: il bambino disegna tentando di rappresentare le proprietà dell’oggetto che gli sono intellettualmente note.
  Ad esempio, in questo secondo stadio, il bambino disegna senza tenere conto della prospettiva, le figure possono essere trasparenti per cui un oggetto nascosto dietro un altro è disegnato come interamente visibile.

Realismo visivo: il bambino disegna le proprietà visibili dell’oggetto.
  Questo terzo stadio è considerato il punto di arrivo dell’evoluzione del grafismo.

Il lavoro di Luquet influenzò il pensiero di Piaget che ipotizzò un legame tra l’evoluzione del pensiero ed evoluzione del grafismo. Secondo Piaget, lo sviluppo intellettivo procede secondo una sequenza di stadi, dipendenti dall’età cronologica. Per questo autore, il perfezionamento delle produzioni grafiche con l’avanzare dell’età, sempre più dettagliate, realistiche, proporzionate, procede di pari passo con la crescita intellettiva del bambino.
Sulla scia delle teorie "stadiali" dello sviluppo intellettivo, si delinea un filone di ricerca che utilizza l’espressione grafica come modo per misurare la maturità intellettiva del bambino. Nascono molti test per valutare l’intelligenza attraverso il disegno. L’uso del disegno come misura dell’intelligenza non sempre è considerato affidabile, soprattutto se calcolata sulla base di più disegni prodotti dallo stesso bambino, tra i quali ci può essere una certa variabilità.
A partire dagli anni ’40 il disegno è stato utilizzato come possibile rivelatore della dimensione emotiva infantile. Prendendo spunto dalle teorie di S. Freud, l’individuo disegnerebbe spinto da meccanismi difensivi, per cui attraverso l’attività grafica egli avrebbe modo di esprimere pulsioni libidiche e aggressive in forma simbolica e accettabile dalla propria coscienza. Partendo da questa ipotesi, sono stati ideati numerosi test proiettivi, molti dei quali hanno per oggetto la rappresentazione di sè in relazione ad altri personaggi o la rappresentazione di oggetti: il disegno della famiglia, il test dell’albero, il test della casa.
Il disegno in psicologia clinica ha anche assunto un certo valore terapeutico, perchè consente di rappresentare i propri vissuti ma anche di cambiare aspetti della vita reale e permette di rielaborare i meccanismi di difesa. In questo modo è possibile comprendere come un bambino si colloca nell’universo dei suoi affetti, usando una forma che per i bambini è preferibile rispetto alle parole, con le quali non si ha ancora quella dimestichezza che hanno gli adulti. L’uso del disegno in terapia, nonostante la grande utilità, presenta un elevato rischio di arbitrarietà per la mancanza di indici standardizzati che possano garantire interpretazioni univoche.
Sin dai primi anni del ‘900 il disegno viene considerato come manifestazione dell’espressione artistica del bambino. Egli sarebbe spinto a disegnare per la soddisfazione che questa attività comporta, il piacere sarebbe di tipo sensoriale nei primi tempi, in seguito, con il perfezionamento delle abilità artistiche, il gradimento sarebbe anche di tipo estetico. Il soggetto da disegnare verrebbe scelto dal bambino in base alle sue preferenze individuali, ma comunque egli subisce una pressione sociale che lo inviterebbe a riprodurre delle rappresentazioni realistiche. Molti studi mettono in evidenza che i bambini hanno preferenze stilistiche personali già in età precoce, mentre i canoni di giudizio estetico sarebbero influenzati dal contesto sociale, come confermano ricerche sulla valutazione della bellezza di un disegno in differenti culture. Il disegno non si insegna, ma si promuove l’espressione grafica: il disegno è la traccia di un pensiero. L’esperienza diventa espressione attraverso un graduale percorso:

In modo più analitico vi è un’evoluzione rispetto:

alla conquista della superficie al colore alla tecnica
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